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5. Latte materno

  • Immagine del redattore: Carolina Gotti
    Carolina Gotti
  • 5 mar
  • Tempo di lettura: 9 min

Aggiornamento: 20 mag

Una volta che l'allattamento al seno è ben avviato, il nostro bambino ha ripreso il calo fisiologico e noi mamme ci sentiamo un pochino meglio, si può finalmente affrontare il discorso di tirarsi il latte. Per molte mamme è una piccola conquista: c’è chi inizia per creare una scorta, chi per concedersi qualche ora di libertà, chi per condividere le poppate con il partner. Qualunque sia il motivo, il tiralatte può diventare un alleato prezioso. Se estratto e conservato correttamente, il latte mantiene tutte le proprietà nutrizionali e immunologiche importanti nei primi mesi di vita.



Tiralatte: manuale o elettrico?


Ci sono tanti marchi che propongono modelli e soluzioni diverse, ma i tiralatte si dividono principalmente in tre grandi categorie: tiralatte manuale, tiralatte elettrico e tiralatte elettrico hands-free. Nel mio caso ho provato tutti e tre grazie alle amiche neo-mamma che me li hanno prestati, e la cosa che ho capito è che non esiste un modello perfetto in assoluto: ognuno ha caratteristiche e vantaggi diversi a seconda del momento, dello stile di vita e del budget.


Prezzo: la prima differenza che si nota è sicuramente il prezzo. Il tiralatte manuale è solitamente il più economico (€25-€40) e rappresenta una buona scelta per chi pensa di usarlo solo occasionalmente. Il tiralatte elettrico tradizionale - con motore separato - è un pochino più costoso (€100-€120) mentre il nuovo tiralatte hands-free è il modello più costoso (€80-€150).


Comodità: il tiralatte manuale richiede l'uso continuo della mano per creare la suzione quindi nelle sessioni più lunghe può diventare stancante. Il tiralatte elettrico tradizionale, invece, automatizza il processo di suzione con un piccolo motore esterno, rendendo il tutto più semplice e meno faticoso. Il tiralatte hands-free è un passo avanti : ha un processo di suzione automatico con motore integrato, rendendo possibile inserirlo nel reggiseno e avere le mani libere.


Suzione: il tiralatte manuale permette di controllare completamente ritmo e intensità. Da un lato può risultare molto efficace, soprattutto perché imita il ritmo naturale della suzione; dall'altro però rischia di essere meno costante. Il tiralatte elettrico ha una suzione più regolare e costante, dando la sensazione di "svuotare" bene il seno. E' sicuramente più efficace e uniforme con un controllo però parziale dell'intensità. Il tiralatte hands-free ha tanti livelli di suzione con un controllo modulabile. Spesso viene percepito come più delicato, con una sensazione di "svuotamento" meno profondo.


Ingombro: il tiralatte manuale è molto piccolo e leggero, facile da portare in borsa. Tuttavia, durante l'utilizzo è molto visibile e poco discreto con una limitata libertà di movimento. Il tiralatte elettrico è forse il più visibile in quanto la base è uguale al tiralatte manuale ma c'è anche il motore separato. E' più difficile da nascondere e la libertà di movimento è più limitata per i cavi. Il tiralatte elettrico hands-free è in assoluto la soluzione migliore: si può inserire nel reggiseno rendendolo estremamente discreto sotto i vestiti. Consente una libertà di movimenti molto alta, permettendo di fare passeggiate, lavoro o commissioni durante la suzione.


Autonomia: il tiralatte manuale non ha bisogno di batterie in quanto funziona con il solo uso della mano ed è quindi ottimo da portare in giro per le emergenze. Entrambi i tiralatti elettrici, invece, sono ricaricabili ma hanno un'ottima autonomia.


Rumore: il tiralatte manuale è quasi completamente silenzioso non avendo alcun motore di suzione. Il tiralatte elettrico è forse il più rumoroso, con il motore separato. Infine, il tiralatte hands-free ha un rumore discreto ma comunque udibile in ambienti silenziosi.


Conclusioni: tra i vari modelli, il tiralatte elettrico hands-free è stato quello che ho utilizzato di più. In piena fase di allattamento, infatti, il fatto di poterlo inserire nel reggiseno e poter controllare la suzione in modo modulabile, mi ha permesso di utilizzarlo con facilità per sessioni frequenti e lunghe, pur mantenendo una autonomia di movimento. Verso la fine dell'allattamento, però, quando avevo ormai acquisito più dimestichezza con l'estrazione del latte, ho iniziato a preferire il tiralatte manuale. Per le estrazioni occasionali è stato fondamentale, in quanto non aveva bisogno di batteria ed era sempre pronto all'uso, permettendomi sessioni brevi ma soddisfacenti, raccogliendo in pochi minuti il latte necessario.





Tiralatte professionale - Medela Symphony


Purtroppo, nelle prime settimane di vita di mio figlio ho sofferto di mastite e ingorgo mammario causati da un errato allacciamento al seno dovuto al frenulo corto, che non era stato tagliato alla nascita. In quel periodo ho dovuto alternare il latte materno - la cui produzione era ancora molto limitata - al latte artificiale. Per riuscire a risolvere l’ingorgo, la mia ostetrica mi aveva consigliato di affittare in farmacia il tiralatte professionale Medela Symphony.


Il Medela Symphony è pensato per un utilizzo ospedaliero e intensivo. Si tratta di un tiralatte doppio, che permette di tirare il latte da entrambi i seni contemporaneamente. Questo non solo riduce i tempi delle sessioni, ma aiuta anche a stimolare maggiormente la produzione di latte, cosa fondamentale in quel momento. La suzione, inoltre, è molto più profonda, costante e efficace. Nei momenti di ingorgo, quando il seno è dolente e gonfio, il latte fatica ad uscire e questo era l'unico tiralatte che riusciva ad estrarre il latte e darmi sollievo. Anche il ritmo di estrazione è più stabile e professionale, studiato per stimolare e mantenere la produzione di latte.


Le due cose che ho trovato più scomode del Medela Symphony sono sicuramente l’ingombro e il rumore. Essendo un tiralatte ospedaliero, è molto più grande e pesante rispetto ai modelli domestici, il motore è più rumoroso e deve essere sempre attaccato alla corrente. Però, nei giorni di mastite e ingorgo, la sua efficacia compensava decisamente la poca praticità.



Come conservare il latte materno


Dopo aver iniziato a tirarmi il latte, una delle cose che ho dovuto imparare è stata anche come conservarlo correttamente. All’inizio sembra complicato, ma con un po’ di organizzazione diventa tutto molto più semplice.


Modalità di conservazione del latte materno

  • A temperatura ambiente: per poche ore (fino a 4h)

  • In frigorifero: per alcuni giorni (fino a 4gg)

  • In congelatore: per diversi mesi


Tip #1: si può unire il latte estratto in momenti diversi, soprattutto quando dalle prime estrazioni ne esce molto poco, ma devono essere della stessa temperatura. Il latte appena tirato non va unito direttamente a quello in frigo, ma va prima fatto raffreddare a sua volta.


Tip #2: il latte materno cambia durante la giornata. Quello estratto la sera contiene più melatonina e sostanze per aiutare il bambino ad addormentarsi. Per questo, segnavo sempre anche l'ora di estrazione - sia per unire il latte tirato nello stesso momento della giornata, sia per offrire, quando riuscivo, il latte serale la sera, mantenendo una continuità più naturale.


Tip #3: il metodo migliore per scongelare il latte è quello di lasciarlo in frigo durante la notte e scaldarlo all'occorrenza entro le 24h. Non va assolutamente ricongelato e, una volta scaldato, va utilizzato entro le 2h. Si può scongelare anche sotto l'acqua tiepida o in un recipiente con acqua calda, ma vanno evitati microonde e bollitura diretta perché ne possono alterare i nutrimenti.


Contenitori per conservare il latte

  • Sacchetti monouso: sono molto comodi da usare perché occupano pochissimo spazio sia in verticale che in orizzontale, sono sterili e già pronti all'uso e tengono fino a 180ml circa.

  • Vasetti ermetici: sono riutilizzabili quindi vanno sterilizzati ad ogni utilizzo, sono più robusti e proteggono meglio dagli odori del freezer ma occupano più spazio. Li ho trovati molto utili anche durante lo svezzamento, per la conservazione del brodo o delle verdure.



Come scaldare il latte materno


Anche se molti bambini bevono il latte a temperatura ambiente, solitamente va scaldato ad una temperatura di 37° circa. Per questo motivo, soprattutto agli inizi, non si consiglia di utilizzare microonde o fornelli perché possono creare punti troppo caldi.


Ci sono tantissimi modelli di scalda biberon che possono aiutare le neo-mamme nella preparazione del latte, da quelli fissi a quelli portatili. Qui i miei top choices da valutare.


  • Grownsky 10-in-1 (€46): è forse il modello più completo grazie alle sue 10 funzioni. Riscalda fino a 120ml di latte a 37° in soli 2 minuti - essenziali quando il neonato è affamato e urla. Inoltre, ha la funzione di scongelamento, di sterilizzazione a vapore e di mantenimento a caldo (fondamentale durante la notte, così da avere sempre il latte pronto a temperatura). L'ultima versione può anche riscaldare le pappe.

  • Philips Avent Premium 2-in-1 (€75): risulta più affidabile grazie al riscaldamento a bagnomaria di livello ospedaliero. Anche questo ha la funzione di sterilizzatore, tuttavia mantiene in caldo per soli 60 minuti. Inoltre, non offre la funzione dello scongelamento avanzato né del riscaldamento delle pappe.

  • Momcozy Portatile (€90): è una borraccia che scalda il latte a 37° in 5 minuti, e l'acqua a 40° in soli 2 minuti (per il latte artificiale). Ha una grande capacità di serbatoio (500ml), pesa poco ed è facile da trasportare. La batteria ricaricabile permette di scaldare il latte fino a 8 volte permettendoti di darglielo fuori casa.

  • VEO Portatile (€145): a differenza alla borraccia Momcozy, è una base su cui si deve attaccare direttamente il biberon (grazie ai vari adattatori, tutti i principali brand sono compatibili). E' l'unico ad arrivare fino a 70° di temperatura, rendendolo più versatile anche per i diversi latti artificiali. La batteria ricaricabile permette di scaldare il latte fino a 6 volte .


Durante la fase di allattamento misto, a casa ho usato il Grownsky (come sempre, gentilmente prestato da un'amica neo-mamma). Come scalda latte portatile, invece, avevo acquistato il Momcozy con cui mi sono trovata molto bene ma, se dovessi tornare indietro, probabilmente prenderei il modello VEO che permette di scaldare anche il latte in polvere.



Biberon: modelli e funzionalità


Anche quando si parla di Biberon, si apre un mondo infinito di modelli e funzionalità.


I biberon più utilizzati sono sicuramente quelli della MAM per tre motivi principali. Innanzitutto sono anti-colica, grazie ad un sistema di ventilazione sul fondo che evita la formazione di aria nel latte. Inoltre, molte componenti sono intercambiabili permettendo di adattare il biberon alle diverse necessità: dalle tettarelle con flussi differenti ai corpi bottiglia di varie dimensioni. Infine, offrono un pratico sistema auto-sterilizzante (molto utile soprattutto nelle prime settimane): basta smontare e assemblare le componenti nell'ordine corretto, aggiungere un po' di acqua e scaldarlo in microonde per pochi minuti.


Nelle prime settimane, quando ho avuto la mastite e ho dovuto alternare l'allattamento al seno con il latte artificiale, la mia ostetrica di fiducia mi ha consigliato altri due biberon, sempre anti-colica. Il primo, della Philips Avent, ha un flusso molto controllato, simile al ritmo naturale dell'allattamento perché il latte esce solo se il neonato succhia. Il secondo, della Lansinoh, ha un flusso più fluido e continuo, pur imitando un movimento naturale della suzione al seno. Mio figlio, che spesso si addormentava durante l'allattamento, si è trovato meglio con il biberon della Lansinoh grazie al flusso più fluido, che gli permetteva di bere con meno fatica.


Un altro biberon che vale la pena menzionare, non ultimo per importanza, è il HappyMami. Me l'ha consigliato una neo-mamma che ha allattato sua figlia per 12 mesi e che rifiutava tutti i biberon sopracitati. Si tratta di un biberon la cui tettarella è personalizzabile: si può scegliere la forma del seno, la lunghezza ed elasticità del capezzolo, così come il flusso desiderato. In questo modo, il bambino ritrova una sensazione molto simile all'allattamento naturale facilitando il passaggio dal seno al biberon. Inoltre, è realizzato interamente di silicone medico, quindi è molto morbido e flessibile ed ha un doppio sistema di anti-colica integrato.



Biberon: come lavarli e sterilizzarli


A differenza dei biberon della MAM, che offrono un pratico sistema auto-sterilizzante, gli altri modelli di biberon vanno sterilizzati.


Sterilizzatura classica: dopo aver lavato con acqua e detersivo tutte le componenti del biberon, inserisci tutto in una pentola piena d'acqua, porta ad ebollizione e lascia bollire per 5/10 minuti. Togli con le pinze e fai asciugare su un panno. Questo sistema è molto economico ed efficace, ed è sempre disponibile. Tuttavia, è un po' scomodo e dispendioso in termini di tempo.


Sterilizzatura a vapore elettrico: esistono dei dispositivi che sterilizzano e asciugano tutte le componenti dei biberon e/o tiralatte, utilizzando il vapore ad alta temperatura. Si tratta di una piccola scatola in cui si inseriscono tutte le componenti da sterilizzare e alla cui base si aggiunge un piccolo quantitativo di acqua. Una volta avviato il ciclo, nel giro di 5-10 minuti tutto viene sterilizzato e - se mantenuto il coperchio chiuso - si asciuga e rimane sterile per 24h.


Scalda biberon/sterilizzatore multifunzione: modelli come il Grownsky 10-in-1 o il Philips Avent Premium 2-in-1 hanno la funzione di sterilizzazione e asciugatura integrata. La modalità è simile a quella dello sterilizzatore elettrico, dovendo aggiungere una piccola quantità di acqua nel dispositivo e avviare il ciclo di sterilizzazione. Tuttavia, essendo di dimensioni più ridotte, lo scalda biberon può sterilizzare meno componenti alla volta.


Indipendentemente dal metodo di sterilizzazione, un accessorio molto comodo da avere è lo scola biberon - che ti permette di far asciugare al meglio tutte le componenti. Io lo uso ancora, durante lo svezzamento per asciugare piatti, ciotole e posate di mio figlio.



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